Dopo un’inusuale domenica con facilità di parcheggio di fronte alla Baltur Arena o senza un pullman del Settore Zimmer sulle autostrade italiane, la Benedetto XIV si prepara per il derby contro la Fortitudo Bologna, lasciando a tutto il contesto circostante il giusto respiro per fare il punto, a questo punto del campionato. Un’annata così frenetica e piena di impegni, lascia poco tempo all’analisi e tutti i pensieri a caldo diventano automaticamente opinioni, perché il tempo di cambiare idea non c’è e anche se ci fosse, la partita o l’evento successivo farà dimenticare tutto quello che è successo prima.
Si dice che si capisce il valore delle cose solo quando non ci sono più, invece, alla famiglia biancorossa è capitata una situazione differente, ovvero comprendere il valore della squadra quando alcune sue colonne sono ritornate. Carlos Delfino è tornato dopo un infortunio difficile da gestire, fisicamente ed emotivamente e chi avesse avuto bisogno di un’altra dimostrazione da parte del campione olimpico, é stato nettamente accontentato, viste le prestazioni del giocatore più maturo del campionato. È facile anche dimenticarsi che Roma non è stata costruita in un giorno e quando si è deciso di puntare su un mix di giocatori giovani, ma con responsabilità da grandi, e atleti più navigati, non tutti avevano messo in conto la necessità di tempo che richiede questa operazione: oggi la squadra più giovane del campionato può vantare leadership e carattere anche dai meno esperti e questo grazie al loro talento e alla loro mentalità, ma anche al lavoro di Emanuele Di Paolantonio e di tutto il suo staff.
Un’altra cosa di cui è facile dimenticarsi è che le persone che vestono i colori che tifiamo, lavorano, banalmente. E proprio come noi, necessitano del tempo e delle condizioni necessarie per lasciare la propria impronta. Infine, se Roma non è stata costruita in un giorno, figuriamoci Cento. La Benedetto XIV si basa su 61 anni di storia e di passione e uno degli aspetti più magici di questo sport è che se giocatori, allenatori, dirigenti vanno e vengono, i valori forgiati dalla società che si è evoluta nel tempo rimangono. Oggi, tutti i componenti della squadra, e non solo quella che scende in campo, centese, riflettono la voglia, il senso di unione e la cultura di questa società, con l’obiettivo di regalare gioie ai propri sostenitori, con uno sguardo sempre rivolto verso il futuro.
Francesco Del Santo, preparatore fisico della Sella Cento e al primo anno della sua esperienza biancorossa, ci ha raccontato proprio questi aspetti, tradotti nel linguaggio tecnico del suo mestiere, una di quelle piccole giganti frazioni che spesso è facile dimenticare, quando si vince e quando si perde.
“È importante capire che è un campionato nuovo, con una nuova formula e questo porta ad una gestione dei carichi differenti per tutti. Il nostro obiettivo è dare priorità alla partita, modulando il lavoro con le esigenze tecniche, tattiche e, ovviamente, fisiche.
Se un giocatore ha bisogno di uno stimolo diverso rispetto al basket giocato, lo gestiamo individualmente. Non possiamo avere un obiettivo specifico, perché il nostro obiettivo è la permanenza in questa categoria e per fare in modo che accada tutte le partite sono importanti. La prima parte di campionato è stata particolare, anche perché staff e squadra erano completamente nuovi, serviva trovare una chiave di lettura collettiva, ma è normale, le stagioni sono lunghe. Fisicamente parlando, gestiamo i carichi in base agli impegni settimanali, sicuramente la gestione del gruppo è stata aiutata dall’avere più rotazioni. La strategia cambia in base agli infortuni, qualcosa puoi mettere in conto, ma altre cose vanno contro il tuo controllo, a dicembre siamo stati un po’ in difficoltà, perché l’equilibrio che avevamo ritrovato, l’abbiamo riperso subito a causa di altri stop inaspettati. Siamo stati bravi ad adattare le nostre esigenze alla situazione, ci ha compattato lavorare contro questa serie di ostacoli. L’incidenza alta di infortuni é quasi normale, il campionato è nuovo per tutti.”